Il piccolo villaggio alpino di Gressoney-Saint-Jean sorge ai piedi dello spettacolare Monte Rosa, in Valle d’Aosta. Il gioiello montano della valle del Lys guarda il magnifico paesaggio che lo circonda dai suoi 1.385 metri di altitudine ed è perfetto per viaggi all'insegna degli sport all'aria aperta e delle migliori tradizioni valdostane.

Insignito della Bandiera Arancione del TCI per la qualità dei suoi servizi turistici, Gressoney-Saint-Jean è il posto ideale per chi ama la montagna e le sue atmosfere e riserva numerose sorprese a quei visitatori che scelgono di passare qualche giorno in questo luogo suggestivo.

Cosa vedere a Gressoney-Saint-Jean

Il borgo di Gressoney-Saint-Jean rende piacevole anche una semplice camminata nel suo centro storico, caratterizzato da un’atmosfera antica, botteghe e negozi tradizionali.

Sono due le piazze principali del paese, la piazza inferiore o “ondre platz”, e quella superiore o “obre platz”.  La piazza inferiore è abbracciata da interessanti edifici risalenti al XVII e XVIII secolo ed è dedicata al re Umberto I, il quale si vede intitolato anche il monumento che sorge all’interno dello slargo. La piazza superiore, invece, è dominata dalla caratteristica Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, le cui origini si perdono nei secoli. Iscrizioni gotiche cinquecentesche si mescolano nell’edificio ad altari lignei e porticati del ‘600 e edicole affrescate dal pittore gressonaro Johann Joseph Franz Curta nel corso del 700, secolo in cui furono operati diversi interventi di ristrutturazione della chiesa. Un dettaglio della facciata merita attenzione: si tratta di un busto in bronzo della regina Margherita di Savoia, che elesse proprio Gressoney-Saint-Jean come suo abituale luogo di villeggiatura estiva.  A lei è intitolata anche la Capanna Margherita, rifugio ed osservatorio meteorologico inaugurato nel 1893 sulla Punta Gnifetti del Monte Rosa, a quota 4554.

Sempre al legame con la famiglia reale è dovuta anche la costruzione dello splendido Castel Savoia, un maestoso edificio dai tratti fiabeschi e dalla posizione assolutamente panoramica sui rilievi del Rosa. Fu costruito come dimora estiva della regina in località Belvedere: i lavori di realizzazione dell’edificio proseguirono tra il 1899 ed il 1904, su progetto dell’architetto Emilio Stramucci, il quale tenne come modello di ispirazione per la sua opera un castello quattrocentesco. Gli interni di Castel Savoia sono oggi visitabili e permettono di fare un salto in epoca Savoia, osservando i maestosi saloni della residenza, qualche arredo originale e la documentazione fotografica della famiglia.

Proprio accanto al castello merita certamente una visita anche il Giardino Botanico Alpino, un giardino roccioso che ospita i principali rappresentanti della flora delle montagne valdostane, ma anche esemplari provenienti da altre zone del mondo. Altro edificio da non perdere quando si visita Gressoney-Saint-Jean è la villa dei Baroni Beck-Peccoz, favoloso esempio di Art Nouveau, oggi conosciuta anche come Villa Margherita e sede del Comune di Gressoney-Saint-Jean. Qui Margherita di Savoia trascorse diverse vacanze estive ospite dei baroni in attesa che la sua dimora personale venisse terminata

Villa Margherita è anche sede dell’interessante Centro Culturale Walser, che permette la scoperta di questa interessante cultura. I Walser sono una popolazione germanica che si stabilì nelle zone di Gressoney tra il XII ed il XIII secolo, e che lasciò la sua inconfondibile impronta sia sulla lingua che sulle strutture architettoniche del territorio. Gli stadel, antichi edifici in cui risiedeva la popolazione walser, sono ancora oggi ben visibili e la lingua titsch, conservata intatta fino agli inizi del XX secolo, si può ritrovare ancora oggi nelle indicazioni stradali del paese.  Si deve proprio alle intense attività di commercio di questo popolo alemanno anche la denominazione della valle del Lys come Chrèmertal, ossia valle dei mercanti.

Un altro ospite illustre di Gressoney fu Giosuè Carducci, al quale è dedicato il Romitaggio Carducci, una piccola casa dedicata alla memoria del poeta che ispirò alcune delle sue poesie proprio alla bellezza della valle del Lys.

Intitolato alla già menzionata famiglia baronale dei Beck-Peccoz è anche l’omonimo l’Alpenfaunamuseum Beck-Peccoz, ossia un museo che espone gli esemplari più rappresentativi del patrimonio faunistico della regione. Molti dei pezzi del museo derivano dalla collezione dei trofei di caccia della famiglia, riuniti dal barone Anton nel 1903 e collocati in questo suggestivo museo, insieme a cimeli di famiglia come quadri, armi, libri e ritratti.

Gressoney-Saint-Jean: cosa vedere nei dintorni

Dal paese di Gressoney si dipartono numerosi percorsi di trekking assolutamente da non perdere, che portano all’esplorazione dei migliori panorami alpini della Valle d’Aosta. A pochi minuti di cammino dal borgo si trova quello che è probabilmente il più celebre lago di Gressoney-Saint-Jean, il Lago Gover. È un lago di origine artificiale, circondato da un panorama degno di nota composto dai boschi e dai rilievi del Monte Rosa. In estate le famiglie amano sostare qui per pic nic all’aria aperta e per godere del parco giochi, mentre gli amanti della pesca si dilettano nel loro passatempo preferito. In inverno, invece, il lago ghiaccia offrendo una meravigliosa pista di pattinaggio naturale.

Impossibile poi non citare il fatto che Gressoney sia una meta perfetta per gli amanti degli sport invernali grazie alla vicinanza con il complesso sciistico Monterosa Ski ed i suoi 180 chilometri di piste mozzafiato. Qui, sia sciatori che snowboarder, possono divertirsi in emozionanti discese e i più spericolati possono dedicarsi a dell’adrenalinico fuoripista: il Monterosa Ski è anche detto infatti Freeride Paradise, ed è in grado di regalare emozioni forti davvero a chiunque. Tra una discesa e l’altra non bisogna assolutamente dimenticare di assaggiare alcuni dei migliori piatti della tradizione enogastronomica valdostana, come la toma di alpeggio di Gressoney, gli squisiti prosciutti della Valle D’Aosta o la rigenerante zuppa alla valpellinese preparata con pane nero, cavolo e fontina: puro piacere per le papille gustative.

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