Un viaggio in montagna è una delle esperienze preferite dalle famiglie, che spesso scelgono le vette italiane come destinazione per soggiorni all’insegna della natura, dell’aria pulita e delle escursioni nel verde. Le numerose strutture ricettive family-friendly che popolano lo stivale sono poi un’attrazione imperdibile e regalano la serenità di vacanze sicure e dotate di ogni comfort. 

Quando però c’è un nuovo arrivato in casa, sono molte le domande che mamme e papà si trovano a farsi. Neonati in montagna: a quanti mesi? E come gestire un viaggio in quota con un fagottino che ha poche settimane di vita?

Pianificare un’esperienza simile in totale sicurezza, è possibile, se si tiene conto di alcune indicazioni specifiche. La montagna è infatti un vero toccasana per il benessere di grandi e piccini e con la giusta organizzazione si possono godere tutti i suoi benefici, mettendosi al riparo dai rischi.

I benefici della montagna, anche per i bambini

Che l’aria di montagna faccia bene è risaputo, ma non è affatto una sola convinzione popolare: è infatti scientificamente dimostrato che l’aria in quota, fresca, pulita e con una bassissima concentrazione di agenti inquinanti, riesce a portare numerosi benefici all’apparato respiratorio anche dei più piccoli, permettendo loro di respirare meglio e prevenendo diverse patologie.

Inoltre, le lunghe permanenze all’aria aperta, tipiche di una vacanza sui monti, permettono ai bambini di essere esposti ai raggi solari e fare scorta della preziosissima vitamina D, generalmente associata, a torto, soltanto ai soggiorni estivi sul mare. Tale vitamina è essenziale al rafforzamento dei processi immunitari e all’accrescimento osseo dei più piccoli.

A beneficiare delle giornate sulle vette è anche lo stato psicomotorio dei piccoli viaggiatori che oltre ad apprezzare la quiete tipica di questi ambienti potranno, anche se ancora neonati, avere numerosi stimoli sensoriali che certamente gioveranno al loro sviluppo.

Da quando si possono portare i bambini in montagna?

Una delle maggiori preoccupazioni dei genitori in ogni caso è quella di sapere fino a quale altitudine possono andare i neonati. Non possono esserci regole fisse a tal proposito, poiché ovviamente molto dipende dalle condizioni fisiche del bambino nonché dall’altitudine al quale il piccolo è nato ed è abituato a vivere.

Generalmente però gli esperti ritengono sia consigliabile preferire mete sotto i 2000 metri di quota fino all’anno di età, preferendo altitudini anche inferiori, attorno ai 1000-1200 metri, nei primissimi mesi di vita. Indicazioni che ovviamente considerano un bambino sano, che non manifesta particolari problematiche o patologie: in questo ultimo caso, infatti, è comunque d’obbligo consultare il pediatra di riferimento prima di organizzare un viaggio in montagna.

Superato il secondo anno di età invece è possibile raggiungere quote superiori ai 2000 m.s.l.m. e arrivare anche ai 2000-2500 metri, sempre e comunque osservando con estrema attenzione tutte le reazioni fisiche del bambino a tale spostamento.

La regola d’oro, da rispettare ad ogni età del bambino, è quella di muoversi verso le vette con estrema gradualità, dando al fisico del neonato il tempo di adattarsi alle mutate condizioni ambientali. Da evitare infatti sono sbalzi repentini di altitudine e salite dirette sulle cime delle montagne, poiché le brusche variazioni di pressione possono provocare seri fastidi ai più piccoli.

L’ideale è pianificare un viaggio a tappe che preveda le giuste pause di adattamento a diverse quote: se si viaggia in auto è possibile ad esempio raggiungere una meta che si trovi a metà strada tra la pianura e la vetta da raggiungere e restarci due o tre giorni, prima di ripartire. È anche preferibile evitare le funivie, che portano in zone con un’altitudine molto diversa, nell’arco di un tempo troppo ridotto.

Imparare a conoscere i propri bimbi e capirne i comportamenti resta comunque la soluzione migliore. Un neonato non può certo descrivere a parole le sensazioni che sente, o manifestare il suo disagio, ma potrebbe avere reazioni capaci di palesare un malessere fisico allarmante. Ad esempio, tra i sintomi del cosiddetto “mal di montagna” possono esserci disturbi alle orecchie, nausea, nervosismo, disturbi dell’appetito e del sonno, ma anche problemi più gravi che potrebbero addirittura richiedere l’intervento medico.

Fare dei piccoli test è un’ottima idea, programmando magari un weekend a bassa quota, che consenta di mettere alla prova la piccola new entry in famiglia, prima di fare nuovi passi verso avventure più impegnative.

Consigli pratici per  i neonati in montagna

Come già visto, la montagna può avere effetti decisamente positivi sul fisico e sull’umore dei bambini, ma è fondamentale proteggerli dai pericoli che la vita in vetta può celare. Ad esempio, è essenziale fornire alla pelle delicata del neonato o del bambino una buona barriera protettiva contro i dannosi raggi UV, che potrebbero causare non pochi fenomeni irritativi alla loro cute.

Come vestire un neonato in montagna? Indumenti comodi e sufficientemente caldi sono la scelta migliore: l’abbigliamento tecnico dei grandi esiste anche in taglie mini ed è certamente una soluzione smart dotare anche i più piccini di capi termici, giubbotti antivento, calzettoni adeguati alle calzature da montagna (se sono più grandicelli e camminano autonomamente) e paraorecchie, oltre che di cappellini e occhiali da sole che possano schermarli sia dal freddo che dai raggi solari, un rischio anche per gli occhi.

È bene inoltre prevedere di portare con sé ciucci o piccole porzioni di cibo che i bimbi possano masticare per evitare i tipici fastidi alle orecchie che anche gli adulti sperimentano con le variazioni di quota, solitamente in montagna o in aereo. Infine, una corretta idratazione è indispensabile, non solo durante le passeggiate nelle calde giornate estive, bensì anche durante l’inverno quando lo stimolo della sete si fa sentire meno.

Con qualche piccolo accorgimento insomma è possibile collezionare momenti indimenticabili in montagna, anche in compagnia di neonati e lattanti.

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